Quali integratori?

 

Molto spesso capita di affrontare il tema dell’utilizzo degli integratori, per coloro i quali sono impegnati in qualche attività fisica. Diciamo subito, che tale convinzione nasce,il più delle volte, da criteri del tutto soggettivi ed arbitrari, che, se male espressi, possono diventare la premessa per mettere inutilmente alla prova il nostro organismo.
Tradizionalmente, si definiscono integratori alimentari i prodotti a base di uno o più nutrienti essenziali, come le vitamine, i minerali e le proteine. A partire dal 1994 vengono inclusi tutti i prodotti da assumere per integrare l’alimentazione. Questa nuova definizione comprende i minerali, le vitamine, gli aminoacidi, i metabolici, le erbe, i prodotti botanici, oltre ai componenti e agli estratti di queste sostanze.
Molte persone hanno paura che l’alimentazione non garantisca loro un apporto adeguato di alcuni minerali e ciò perché seguono diete particolari o perché si trovano in specifiche condizioni di salute, come in gravidanza, o perché sottoposti ad intensi periodi di allenamento e di attività sportiva.
In Italia, non esiste alcuna legislazione specifica che regolamenti e definisca gli integratori alimentari ed il loro trattamento. Questi, infatti, non sono considerati né come medicinali, né come alimenti dietetici, ma come semplici prodotti alimentari o alimenti comuni. Cosa significa questo? Che molto spesso ci troviamo di fronte a dei prodotti che, fabbricati, distribuiti e venduti senza nessun controllo a monte, si possono rivelare nella migliore delle ipotesi inutili (poiché manca una formulazione quali-quantitativa degli ingredienti usati, e quindi non sappiamo di fatto cosa stiamo assumendo), e nella peggiore, pericolosi per la salute di chi li utilizza.
Sulla base dei risultati di un’analisi effettuata su 634 complementi nutrizionali dal CIO( Comitato Olimpico Internazionale) raccolti tra l’ottobre 2000 e il novembre 2001 attraverso 215 fornitori ripartiti in 13 paesi , la commissione medica del Comitato Olimpico Internazionale ha rinnovato l’invito alla massima attenzione per gli atleti sull’uso di tali prodotti, e si rivolge a fabbricanti e distributori, come ai governi, al fine di intraprendere delle misure per assicurare la qualità dei prodotti. Ebbene su 634 campioni analizzati, 94 (14,8%) contenevano delle sostanze non dichiarate sulle etichette dei prodotti, che avrebbero potuto determinare un controllo doping positivo.Di questi 94 campioni analizzati, 23 contenevano dei precursori a volte del nandrolone e del testosterone, 64 contenevano dei precursori solo del testosterone e 7 solo del nandrolone. Oltre questi 94 campioni, altri 66 (10,4%) contenevano delle concentrazioni, al limite delle soglie di tolleranza, di sostanze non menzionate sulle etichette. Per il 91% dei casi gli acquisti sono avvenuti in negozio o via Internet. I prodotti restanti venivano ottenuti dai fabbricanti. Il laboratorio accreditato dal CIO a Colonia (Germania), ha proceduto all’analisi di tutti questi complementi (per chi voglia approfondire questi dati basta andare a visitare il sito internet dell’Udace nella rubrica Sport e doping).
In Italia, non esiste alcuna legislazione specifica che regolamenti e definisca gli integratori alimentari ed il loro trattamento. E’ sufficiente infatti astenersi dal riportare nelle etichette e nelle presentazioni qualsiasi indicazione medica o dietetica. Bisogna infatti ricordare che gli integratori non sono farmaci. Questa non è una considerazione da poco; infatti, prima di poter essere immessi sul mercato, i medicinali devono superare i test clinici che ne determino l’efficacia, la sicurezza e le possibili interazioni con altre sostanze. Inoltre, va definito il dosaggio corretto di ogni farmaco e gli enti preposti devono esaminare tutti questi dati prima di autorizzare la commercializzazione di un medicinale a differenza di quel che avviene per gli integratori alimentari.
Davanti a questa realtà e alle continue segnalazioni di pubblicità ingannevoli, poca trasparenza, ambiguità e conseguente pericolo per la salute dei cittadini, la Comunità Europea ha emanato una direttiva il cui recepimento da parte degli Stati membri dovrà avvenire entro l’1/7/2003.
La direttiva (2002/46/CE) distingue chiaramente gli integratori dai farmaci e impone che l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità degli integratori non debbano attribuire loro “proprietà terapeutiche né capacità di prevenzione o cura delle malattie umane né fare altrimenti riferimento a simili proprietà”. Inoltre, in esse non devono figurare diciture che “affermino o sottintendano che una dieta equilibrata e variata non è in grado di apportare sostanze nutritive in quantità sufficienti in generale”.
Ci si augura che queste nuove regole, da una parte facciano chiarezza in un mercato volutamente tenuto ambiguo diciamo per ragioni di “opportunità”, dall’altra rappresentino un ulteriore filtro per l’utilizzatore finale, che ignaro delle regole del gioco si potrebbe trovare, a sua insaputa, in situazioni poco piacevoli per la sua salute.
Nel frattempo rimaniamo con gli occhi ben aperti e diffidiamo dai facili miraggi di prodotti la cui composizione non risulti chiara in etichetta o peggio ancora inesistente. Finiamola di pensare “tanto è naturale o a base di erbe, male non fa…”, che è il modo più facile per incappare in situazioni di potenziale pericolo per la nostra saluto. E come sempre, in caso di dubbio, rivolgiamoci al nostro medico o farmacista, unici professionisti in grado di poterci consigliare.

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