Doping: che fare?

 

Doping: ne vogliamo parlare senza le solite scontate e anacronistiche frasi di convenienza ? Certo, controlli e repressione devono essere intensificati, ma è risaputo che non è solo su questo fronte che si vince la battaglia per sconfiggere questa triste piaga, che, oltre che lo sport, danneggia soprattutto lo sportivo che lo utilizza.Oggi il doping è diventato un fenomeno preoccupante che interessa vasti strati della popolazione sportiva.Indipendentemente dal tipo di sostanza utilizzata e dall’esito finale, il doping rappresenta prima di tutto un fatto di coscienza. E’ fraudolento l’intento stesso di migliorare le proprie capacità atletiche, contravvenendo alle regole di correttezza, lealtà e rispetto per gli altri che sono il fondamento di qualsiasi attività sportiva.


Il doping è un fenomeno complesso alla cui diffusione hanno contribuito alcuni fattori "sociali" e motivazioni individuali più profonde e inconsce.
Doping è un termine inglese che nel linguaggio familiare significa, grosso modo, "far uso di droga, di sostanze stupefacenti". In ambito sportivo sta ad indicare l’impiego di composti chimici (in genere farmaci) per modificare particolari funzioni dell’organismo aumentando artificiosamente il rendimento fisico rispetto a quanto si otterrebbe in modo naturale con l’allenamento.


Il farmaco esce dall’ambito strettamente medico ed entra nello sport clandestinamente, non per guarire una malattia, ma per falsare il risultato di una gara. Al farmaco vengono così attribuite funzioni che nulla hanno a che fare con la salute e il benessere. A ciò contribuisce anche la convinzione che i farmaci siano assimilabili a un qualsiasi bene di consumo e che esista una pillola per risolvere tutti i problemi: se esiste la pillola per vincere la timidezza, per studiare con più profitto, per dormire meglio, per dimagrire, per combattere l’impotenza, perché non dovrebbe esservene una per diventare più forti o per correre più veloci?
Al momento, di molti farmaci sono noti i danni provocati alle dosi utilizzate in medicina, ma non è possibile prevedere quali più pericolose conseguenze possano avere quando vengono somministrati con modalità e dosaggi diversi da quelli terapeutici. In molti casi si tratta di una vera e propria sperimentazione sull’uomo.
La mancanza di una seria documentazione scientifica sui farmaci impiegati illegalmente nello sport ha favorito la diffusione di informazioni false o ambigue che si sono trasformate in una forma di pubblicità indiretta. Molti si sono avvicinati al mondo dei farmaci con superficialità, privi di qualsiasi conoscenza in materia e completamente all’oscuro delle incognite legate agli effetti indesiderati che possono comparire nel tempo. I farmaci, però, non sono beni di consumo e non ci si può improvvisare "esperti" sulla base dell’aver letto o dell’aver sentito dire. Fidarsi poi del fatto che non hanno mai fatto male ad amici o a conoscenti è una leggerezza imperdonabile che potrebbe costare molto cara.


I farmaci usati nel doping, per lo più a dosi molto alte, possono causare gravi effetti indesiderati che vengono spesso sottovalutati, a fronte di vantaggi sportivi mai realmente dimostrati. Chi rischia, lo fa perché non sa a cosa va incontro, altre volte, pur essendone al corrente, accetta il rischio perché spera di ricavarne grandi meriti sportivi e consistenti vantaggi economici.
Qualcuno finisce così col confondere le cose e non accettarsi per quello che è. Il prevalere sugli altri diventa anche nello sport quasi un obbligo, una meta da raggiungere con mezzi anche non leciti.
Purtroppo questo è vero non solo per lo sport ad alti livelli, ma riguarda anche chi fa sport a livello amatoriale o semplicemente per divertimento. Così si arriva all’assurdo che, per non fare la "brutta figura" di rimanere indietro, ricerca un aiuto farmacologico anche chi è impegnato nel tour ciclistico domenicale con gli amici. Per molte persone, l’identità coincide con quello che si esprime nello sport. L’affermazione sportiva assume quindi una importanza tale da indurre al ricorso ad ogni mezzo per eccellere.
E’ probabile, comunque, che tra coloro che negano ve ne siano alcuni in buona fede: il medico che è realmente all’oscuro di ciò che l’atleta assume di propria iniziativa o l’atleta che assume, senza saperlo, sostanze proibite spacciate come innocui integratori.
I dati oggi ottenuti nel contesto ufficiale delle gare indicano un grado di positività fra gli atleti testati variante dall’1,5 al 2,5 %. Gli esiti degli esami effettuati senza preavviso, quelli quindi più veritieri, hanno dato esito positivo nel 15% dei casi, con punte del 40%. I controlli sinora sono stati però poco numerosi e sono stati effettuati con tempi e modalità che hanno permesso l’adozione di adeguate misure di "mascheramento" del doping.
Il fatto più preoccupante è che il doping è arrivato ad interessare categorie giovanili o amatoriali.
La dieta ha un ruolo importante nello sport. Anche in questo caso è bene precisare che non esiste l’alimento miracoloso in grado da solo di migliorare le prestazioni fisiche. L’alimentazione non crea l’atleta ma, a parità di allenamento, consente il massimo rendimento agonistico.


In genere, chi pratica uno sport a livello dilettantistico non ha bisogno di integrare la propria dieta, ma piuttosto di imporsi una dieta: deve cioè adottare una alimentazione equilibrata che tenga conto del proprio fabbisogno energetico. Una dieta ben bilanciata garantisce infatti tutta l’energia sufficiente per chi pratica un’attività sportiva amatoriale.
Avere un corpo sano, efficiente e ottenere buoni risultati agonistici non è poi così difficile, basta usare la "testa", l’intelligenza. Senza rincorrere i falsi miti del fisico perfetto, è importante soprattutto osservare una dieta equilibrata e seguire alcune regole dettate dal buon senso, prima di tutte quella di procedere negli impegni sportivi con gradualità e una corretta preparazione.


Alle pratiche illecite dall’efficacia illusoria e dai possibili rischi si contrappone l’unica certezza, impegnativa ma sicura: un allenamento metodico e personalizzato. L’allenamento rappresenta infatti l’unico mezzo per ottenere risultati concreti e duraturi. Non esistono scorciatoie.
Lo sport deve rimanere prima di tutto una attività volta alla promozione della salute e del benessere fisico e mentale. La tentazione di far uso di farmaci va combattuta ovunque, sia nei settori professionistici sia, in modo particolare, in quelli amatoriali e dilettantistici dove impegno e competizione leale sono una esperienza altamente formativa. Sono sicuro che la nostra Unione attraverso tutte le sue componenti, ha la maturità e la determinazione per affrontare con la giusta fermezza, ma anche col giusto linguaggio questa problematica. Proviamo a parlarne in modo diverso. Aspetto suggerimenti, strategie, opinioni, critiche da parte di tutti coloro che hanno veramente a cuore la salute dei nostri atleti.

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